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Il Maestro è fatto di Carne e Sangue

E non solo, è anche dotato di una mente umana, non è neanche un mago, e mi metterebbe a disagio se frequentasse il piano inclinato dei miracoli, perché non saprei distinguere se quel piano fosse rivolto verso l’alto o verso il basso.
Un Maestro è un uomo o una donna che soffre e gioisce come noi, che si ammala e che deve curare il corpo e la mente come gli altri della sua specie.
Ma neanche è una persona normale.
Prima di tutto perché essere “normali” in questa età del ferro è offensivo anche per le persone veramente normali come me e come te che stai leggendo. Soprattutto però, per quel che ho potuto realizzare, Marco Ferrini“Maestro” significa propriamente “collegamento”. Il Maestro, che nel mio caso è appunto una persona in carne ed ossa, ovvero Marco Ferrini Matsyavatara Das, è colui che frequenta il confine tra terra e cielo, da questa sua capacità d’appartenere contemporaneamente ai due mondi, deriva per noi seguaci una possibilità evolutiva.
In termini più generali il Maestro ispira, vi prego di non sottovalutate questo verbo, dentro ci sta il sale della vita, una vita non ispirata non è vera vita.
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Catari e Borboni.

La scorsa estate ho letto un libro assai avvincente dal titolo “Libertà va cercando”  Il catarismo nella Commedia di Dante, di Maria Soresina. Il 2011 è stato anche il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Evidentemente le due cose sono collegate solo nella mia mente: cercherò di spiegare perché.
Già conoscevo qualcosa sui quei particolari cristiani della Francia meridionale chiamati patarini, albigesi, buon cristiani, ecc, molte volte ne aveva parlato anche Marco Ferrini nelle sue conferenze e seminari del CSB.
L’ardita tesi sostenuta nel libro che Dante fosse uno di loro è spiegata in modo articolato e convincente, quello su cui voglio soffermarmi sono però alcuni dati citati nel testo nei quali, durante il XIII secolo è documentata una massiccia presenza catara in Italia. Raniero Sacconi, inquisitore domenicano, nella metà del duecento, sosteneva che a Firenze un terzo della popolazione fosse catara. Soresina ipotizza che i poeti del dolce stil novo, i Fedeli d’Amore, fossero catari, e che lo fossero anche le principali famiglie ghibelline come i Cavalcanti. Il corposo libro che ha allietato la mia estate, riporta una storia reale e sconosciuta ai più o meglio, sottaciuta, quella di una comunità cristiana evoluta e civile che si stava diffondendo molto rapidamente, tanto da minacciare il primato della Chiesa Cattolica. La sua influenza era così importante e diffusa da indurre papa Innocenzo III ad indire una crociata per estirpare “l’eresia”. Leggi tutto »Catari e Borboni.

Senza mai deviare.

(Quinta lezione di Marco Ferrini al seminario invernale Isola d’Elba 2010)

Nella vita degli umani accadono fatti che possono predisporre o addirittura costringere a cambiamenti di prospettiva esistenziale.

Ma cos’è che permette di trasformare una convinzione profonda, uno stile di vita?

Negli shloka 8,9 e 10 del cap. VIII esaminati in questa lezione da Matsyavatara (nome iniziatico di Marco Ferrini) possiamo trovare una risposta plausibile e scientificamente verificabile: “abhyasa”, la capacità di rimanere “costantemente” nella disciplina (sadana). E’ la costanza nella disciplina, si dice, che mantiene la mente fissa sull’obiettivo, è la pratica assidua e costante che permette di “cambiare” acquisendo fede in ciò che prima era solo un’ipotesi di lavoro. Ho detto verificabile empiricamente perché ad un osservatore attento non sfuggirà che Leggi tutto »Senza mai deviare.

La malvagità nasce dalla non libertà.

(Seconda lezione di Marco Ferrini al seminario inverno 2010 all’isola d’Elba) In questa lezione Marco Ferrini commenta gli shloka da 15 a 19 del settimo capitolo della Bhagavadgita, dove si parla dei malvagi e dei virtuosi.
Agli esseri umani è certamente stata destinata una vita meravigliosa, ma estremamente impegnativa. Essi possono raggiungere vette di consapevolezza luminosa ed abissi di degrado inimmaginabili. Una delle caratteristiche cui ogni umano dovrebbe riferirsi in ogni desiderio, pensiero e azione è l’attenzione: ci vuole attenzione in ogni istante della nostra vita per capire in che misura il nostro cosiddetto “libero arbitrio” sia veramente libero. Tra gli innumerevoli ostacoli alla piena espressione della nostra libertà, un ruolo da protagonista, più ancora del karma, delle condizioni socio-storiche e familiari, dei geni, lo svolge Leggi tutto »La malvagità nasce dalla non libertà.

Prakriti e Purusha.

Scogliera occidentale dell'isola d'Elba. foto G. Rinaldi

(Prima lezione di Marco Ferrini al seminario inverno 2010 all’isola d’Elba)

Nella prima lezione Marco Ferrini riflette sull’importanza della ricerca del sé, sul fatto che una certa quantità di persone si stanno dedicando a quei temi esistenziali che fanno la differenza tra una vita all’impronta della consapevolezza e una vita proiettata all’esterno.
Commentando il 7° capitolo della Bhagavad Gita, Marco Ferrini spiegherà nel dettaglio la “fisiologia” e la psicologia di chi si avvicina alla ricerca spirituale e di coloro che non ne vogliono sentir parlare. Spiegherà un concetto fondamentale della sapienza vedica che consiste nel considerare la mente ( manas in sanscrito) come una manifestazione della materia (prakriti), con le poderose implicazioni che questa idea comporta. Leggi tutto »Prakriti e Purusha.

Seminario Invernale all’isola d’Elba con Marco Ferrini

L’ultimo seminario del Maestro all’isola d’Elba è stato anche il primo su questa bella isola toscana. Mi piacerebbe conoscere le riflessioni di chi ha partecipato e anche di chi non ha potuto esserci. Sarei felice di ospitare commenti sulla logistica, sul luogo, sui tempi, gli spostamenti, sui costi e quant’altro… Leggi tutto »Seminario Invernale all’isola d’Elba con Marco Ferrini

06. Caratteristiche dei deva e degli asura.

La lezione è incentrata sulle categorie di spiritualità e religione, intese come due modalità complementari e necessarie per la conoscenza e lo sviluppo nell’uomo delle caratteristiche divine. Con una panoramica a trecentosessanta gradi sulla BG, Marco Ferrini, partendo dalla mitologia religiosa, illumina sul senso del libero arbitrio di cui tutte le tradizioni danno conto come di una facoltà tipicamente umana che permette di scegliere da che parte stare.Leggi tutto »06. Caratteristiche dei deva e degli asura.

05. Domande

Alcune domande hanno permesso dei chiarimenti precisi. La prima, sull’alimentazione, ribadisce il fondamentale concetto che la logica della spiritualità vede il mondo ribaltato, quindi i voti intesi come libera rinuncia al godimento dei sensi, lungi da essere una costrizione, sono “investimenti in libertà”, sono gli strumenti che liberano la persona dai condizionamenti della materia pesante: sesso, alimentazione e affermazione proprio ego-difesa.

Viene altresì precisato che nella società contemporanea i varna (colori) non possono non continuare ad esistere, basta saper vedere, ma le persone sono così “scollegate” da ritam che nella stragrande maggioranza dei casi, pur operando in ruoli diversi, si collocano sotto il livello degli Shudra, i quali “sentivano” di appartenere ad un sistema di valori che comunque accettavano come legittimo. L’uomo contemporaneo vive di miti materialisti pensando che siano realtà oggettiva, la confusione è tale che la realizzazione spirituale, obiettivo primo del varna-ashram-dharma, non è percepita neanche all’orizzonte, i contemporanei vivono tutto nell’immanente e quando provano a porsi delle domande le risposte che cercano sono quelle che soddisfano il loro ego: un vero e proprio circolo vizioso.Leggi tutto »05. Domande

04. L’organizzazione socio-economica nella Bhagavad Gita.

La quarta lezione è dedicata alla descrizione dei quattro varna, letteralmente “colori”, ovvero le grandi categorie sociali in cui sono divisi gli uomini secondo una partizione che deriverebbe da Dio stesso.
Bisogna premettere che gli ordini sociali nella Bhavagad Gita sono non casualmente legati alle quattro fasi della vita individuale ed il tutto è posto sotto l’ègida del dharma, l’ordine che tutto presiede, infatti si parla generalmente del “sistema” del varna-ashram-dharma come di una particolare organizzazione della vita privata e sociale finalizzata al dharma, alla realizzazione dell’ordine universale.
Rispetto all’occidente classico e medioevale, il pensiero classico indiano possiede però un formidabile concetto che legittima in modo radicale l’appartenenza degli individui ai rispettivi “colori”, il karma. La ragione per la quale un individuo nasce in una certa famiglia e con certe caratteristiche psico-fisiche non deriva qui dall’incomprensibile, quanto apparentemente arbitraria volontà divina, ma dall’insondabile legge del karma, della quale gli uomini possono capire il principio ma non i particolari.Leggi tutto »04. L’organizzazione socio-economica nella Bhagavad Gita.