La crudele disumanità della guerra mondiale, in cui siamo stati spinti da élite irresponsabili, può stare in piedi soltanto grazie alla scientifica, quotidiana e perfida mistificazione della realtà.
Da dove possiamo ripartire per orientarci e riconquistare quel sano senso critico che ci permette di distinguere la realtà dalla propaganda, i fatti dalle interpretazioni, il bene dal male, e di rimanere centrati in mezzo alle macerie?
A mio parere, questa potrebbe essere una delle possibili sfaccettature dell’ultimo ritiro tenuto dal maestro Marco Ferrini, Matsyavatara das, presso l’Università Popolare degli Studi Indo Vedici, dal 30 maggio al 2 giugno.
La risposta non poteva che essere bidimensionale.
Da una parte, cognitiva, razionale, comprensibile a tutti coloro che stimano il libero arbitrio come il dono più prezioso dato in dote all’essere umano: quella splendida e democraticissima libertà accessibile a chiunque sia disposto a impegnarsi con seria responsabilità per portarla dal potenziale alla realizzazione.
L’altra risposta alle miserie umane appartiene invece alla sfera emotiva, il cui sentimento più alto è certamente l’amore, inteso come la capacità di sentirsi consapevoli e partecipi tanto della meravigliosa bellezza quanto della degradante bruttura del mondo.
Marco Ferrini ha iniziato rimettendo al centro quella “nobilissima sconosciuta” che è la coscienza.
Ma cos’è la coscienza e come può aiutarci a stare nel mondo da esseri senzienti, senza diventare pecore matte portate al macello da lupi travestiti da benevoli pastorelli?
Il fatto interessante è che la scienza contemporanea, seppure con altra metodologia, stia operando in straordinaria convergenza di risultati con la tradizione indo-vedica, di cui Marco Ferrini è uno dei più autorevoli testimoni e maestri contemporanei.
Che la scienza stia uscendo dalla gelida era glaciale del determinismo, che ha stretto per quattrocento anni il libero arbitrio nelle morse del caso e della necessità, rappresenta un gran sollievo per l’umanità e per il pianeta. Infatti, questo processo permetterà di far rientrare nell’ambito della ricerca scientifica una parte consistente di realtà che sappiamo essere il nucleo profondo della vita sulla Terra: il soggetto, oggi smarrito tra percezione, realtà e interpretazione.
Il metodo scientifico, però, sebbene con i suoi processi matematici si stia aprendo a una realtà diversa e più complessa, sarà facile preda di chi desidera non una luminosa evoluzione del genere umano, bensì alimentare quella volontà di potenza delle élite dominanti che tanta rovina ha provocato attraverso i millenni.
L’antidoto esiste, ma dovremo smettere di distrarci con i balocchi e intraprendere un cammino di consapevolezza con l’aiuto di chi l’ha già fatto.
Questo è possibile se riscopriamo la fascinazione del mistero di cui facciamo parte, che i filosofi e i teologi chiamerebbero “sacro”; se percepiamo che siamo molto di più del nostro corpo, della nostra intelligenza, delle nostre relazioni e dei nostri beni; se riusciamo a entrare in contatto con la libertà luminosa e la compassione che pervadono le fondamenta del nostro essere. In definitiva, se contattiamo la consapevolezza di essere una particella infinitamente piccola e contemporaneamente immensamente grande di un universo in cui rimaniamo legati da una sola legge, la più liberale che ci sia: l’amore.
Come si fa a immetterci in questo cammino? Quali sono gli strumenti concreti? Come distinguere la coscienza dalle rappresentazioni che ce ne facciamo? Quali metodi possiamo usare per verificare se la nostra visione è libera o prigioniera delle catene del passato e dei vincoli del futuro? Come intessere una relazione con noi stessi per ritrovare la nostra essenza, il nostro amico più caro, che non ci abbandonerà mai? Come vedere il mondo con occhi, ma soprattutto con un cuore, più aperti e liberi?
Di questo e d’altro abbiamo ricevuto insegnamento e discusso nei tre giorni e mezzo di ritiro col maestro Marco Ferrini.
Graziano Rinaldi
3 giugno 2026
