Liberazione non Pervenuta

Ho scritto il breve testo che segue per Elba Forum per la Pace, di cui faccio parte, in occasione della festa della Liberazione dal nazifascismo.
Nel contesto di questo sito, la parola liberazione risuona anzitutto nel suo significato interiore: come cammino di affrancamento dai condizionamenti, dalle paure, dagli automatismi della mente e dalle molte forme dell’egoismo, attraverso una sadhana, una disciplina trasformativa, che il maestro affida al discepolo.
Eppure sarebbe riduttivo pensare che esista una liberazione soltanto interiore, separata dalla storia, dalla vita collettiva, dalle responsabilità che ci legano gli uni agli altri. Esistono diversi livelli del liberarsi, e tutti si richiamano reciprocamente. Vi è una liberazione dell’anima, una della coscienza, una del pensiero, una delle relazioni, una dei popoli dalle forme della sopraffazione e della menzogna.
Noi esseri umani siamo, insieme, esseri spirituali e sociali. Viviamo incarnati in un corpo, immersi in legami, bisogni, linguaggi, culture, istituzioni, conflitti e speranze. Per questo il cammino iniziatico non può essere inteso come fuga dal mondo, ma come più profonda assunzione di responsabilità nel mondo. Il lavoro su di sé, se è autentico, non chiude nella separatezza: apre invece alla verità, alla giustizia, alla compassione e al servizio.
Chi intraprende un sentiero di trasformazione interiore è chiamato anche a portare nella vita comune il frutto del proprio lavoro: più lucidità dove domina la confusione, più discernimento dove prevale la propaganda, più umanità dove si diffondono violenza, dominio e indifferenza.
In questa prospettiva, anche la memoria della Liberazione acquista un significato più ampio. Essa non riguarda soltanto un evento decisivo della nostra storia nazionale, ma richiama ciascuno alla necessità sempre viva di liberarsi interiormente e insieme di operare, nella misura delle proprie possibilità, perché anche il mondo umano diventi meno schiavo della paura, della menzogna e della forza.

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