Attraversare il Buio

 

Nel Canto VI dell’Eneide, Enea scende agli Inferi guidato dalla Sibilla: un eroe accompagnato, un discepolo condotto per mano dentro l’ombra. Secoli dopo, Dante riprende quel gesto antico e lo trasfigura. La tradizione si approfondisce. Cambiano i cieli, mutano le lingue, ma il viaggio resta iniziatico, una discesa necessaria per purificare la psiche e riconoscere la verità.
Davanti alla porta dell’Inferno, Dante non descrive il passaggio dalla selva all’oltremondo. C’è un vuoto narrativo. E siamo già “di là”. È il segno di una nuova dimensione dell’esperienza: non un semplice luogo, ma uno stato dell’anima. “Tu duca, tu segnore e tu maestro”: il cammino non si compie da soli. Come Enea con la Sibilla, Dante entra con Virgilio. Ogni itinerario spirituale è dialogo tra maestro e discepolo.
L’epigrafe sulla porta è una frattura nella speranza. Qui il dolore è senza ritorno. Tenebre e lamenti assediano vista e udito. Eppure proprio qui inizia il vero racconto: non più filtrato da modelli letterari, ma diretto, bruciante, immediato.
Nel movimento centrale del canto appare l’invenzione più sorprendente: i pusillanimi. Non sono grandi peccatori, ma coloro che non scelsero mai. La loro pena è inseguire per sempre un’insegna vuota. Hanno perduto “il ben de l’intelletto”, cioè la verità, che per Dante è il supremo bene della mente. Nel Convivio scrive: “il vero è lo bene de lo intelletto”. Senza scelta non c’è vita piena. C’è solo sopravvivenza.
Qui si può distinguere tra zoe e bios. Zoe è la vita biologica, comune a tutti i viventi, il semplice fatto di respirare. Bios è la vita qualificata, umana, morale: la vita come scelta, responsabilità, libertà. L’Inferno punisce non l’errore in sé, ma il rifiuto del libero arbitrio. Come dirà nel Paradiso: “Lo maggior don che Dio per sua larghezza / fesse creando… fu de la volontà la libertate”.
Infine Caronte. Le anime si affollano sulla riva dell’Acheronte. Il traghettatore lascia passare Dante, ma gli annuncia un “più lieve legno”: un’altra barca, un altro approdo. Il viaggio è analogo, ma non identico. Come in ogni autentica tradizione, il simbolo resta, la meta si trasfigura.
Dall’Eneide alla Commedia, la discesa rappresenta la drammatica, luminosa scoperta che vivere davvero significa scegliere.

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