SI: quello a sinistra nell’immagine.
Il 6 agosto 1945, il maggiore Claude Robert Eatherly (nella foto) era al comando del B-29 incaricato di perlustrare il cielo sopra Hiroshima per valutare quando e se sganciare la celeberrima Little Boy:
“Ho volato su Hiroshima per 15 minuti per studiare i gruppi di nuvole… Mi pareva il tempo e il luogo ideale, cosí trasmisi il messaggio in codice e mi allontanai in fretta come mi era stato detto, ma non abbastanza. La potenza della bomba mi terrorizzò. Hiroshima era sparita dentro una nube gialla“.
Nell’agosto 1959, scrive una prima lettera al Giappone e ai giapponesi dicendo loro che:
“ero il maggiore che aveva dato il segnale di via libera per la distruzione di Hiroshima, che ero incapace di dimenticare quell’atto, e che la colpa di quell’atto mi aveva causato grandi sofferenze. Li pregavo di perdonarmi.
Dicevo loro che gli uomini non dovrebbero combattere.”
A differenza dei suoi collegi, come il pilota dell’Enola Gay, Paul Tibbets: “Non mi posi un problema morale, feci quello che mi avevano ordinato di fare. Nello stesse condizioni lo rifarei”, il maggiore Eatherly invece il problema morale se lo pose, da subito e fino alla morte in manicomio nel 1978.
Un testimone scomodo per i guerrafondai vecchi e nuovi: “Egli è stato punito solo per essersi pentito della sua partecipazione relativamente innocente a una folle azione di sterminio…. Il mondo era pronto ad onorarlo per la sua partecipazione al massacro, ma, quando si pentì, si rivolse contro di lui, vedendo nel suo pentimento la propria condanna.” Scrisse il filosofo Bertrand Russell.
IL MILITARISMO E’ LA PESTE DELL’UMANITA’, da sempre.
Senza romanticcheggiare su una presunta età dell’oro, è un’evidenza archeologica che per migliaia d’anni i villaggi europei del neolitico devono aver vissuto in una condizione di pace, fino alla prima ondata di invasioni Kurgan, 6300 anni fa. Da quel momento in poi è stato tutto un precipitare verso i bassifondi della volontà di potenza, ben documentati dalla storiografia antica e moderna.
Oggi, più che schierarsi da una parte o dall’altra, dovremmo solidarizzare con le vittime, visto che sono soprattutto civili, come nel caso delle due bombe atomiche scaricate su un Giappone già pronto alla resa, non per finire la seconda guerra mondiale, ma per iniziare la guerra fredda con l’URSS: un “avvertimento” agli alleati/nemici da parte di USA e GB, indifferenti alle terribili conseguenze e all’immensità del dolore provocato.
Noi DOBBIAMO SCHIERARCI con chi RISPETTA LA SACRALITA’ DELLA VITA, non coi necrofili, per i quali “Parigi val bene una messa”. La vita, tutta la vita, NON SOLTANTO QUELLA UMANA, sia il punto di riferimento per un’umanità rinnovata, altrimenti rimarremo sempre dentro il solito circuito chiuso di violenza e sopraffazione.
Una precisazione: quando diciamo che la vita è “sacra”, è perché non si esaurisce nei meccanismi, seppure stupefacenti, della biologia. E’ così difficile uscire dall’idea niente affatto scientifica che la vita appartiene a un “campo” infinitamente più vasto di quello che possiamo percepire e misurare?
Chi descriverebbe, non dico sua madre, ma il proprio animale domestico, come una “macchina biologica?”
Le manifestazioni più pertinenti alla vita sono l’amore della mucca quando corre dietro al vitellino che gli viene sottratto per essere macellato, o la strana circostanza per la quale il più potente degli abitanti dell’oceano, l’orca, nonostante le numerose offese degli uomini, in libertà non ha mai attaccato un essere umano.
Cosa sappiamo veramente del fenomeno in cui siamo immersi e che distrattamente chiamiamo “vita”?
Qualsiasi studioso onesto direbbe “quasi niente”.
Nonostante ciò il maggiore Eatherly ha sentito nella sua carne il peso della crudeltà verso la vita, e la sua mente è andata in cenere. Mi chiedo: in che condizioni è la mente di coloro che pensano ancora alla guerra e addirittura alle armi nucleari, come fosse una soluzione ragionevole “perché dobbiamo difenderci”?
Evidentemente ci dobbiamo difendere da chi dice di volerci difendere.
La crisi dei vecchi imperi post coloniali che sta portandoci dritti alla terza guerra mondiale, non deve farci cogliere da una rassegnazione depressiva, ma a coltivare un sentimento imprescindibile per una vera ecologia della vita, l’umiltà.
Graziano RInaldi
06 agosto 2025
