05. Domande

Alcune domande hanno permesso dei chiarimenti precisi. La prima, sull’alimentazione, ribadisce il fondamentale concetto che la logica della spiritualità vede il mondo ribaltato, quindi i voti intesi come libera rinuncia al godimento dei sensi, lungi da essere una costrizione, sono “investimenti in libertà”, sono gli strumenti che liberano la persona dai condizionamenti della materia pesante: sesso, alimentazione e affermazione proprio ego-difesa.

Viene altresì precisato che nella società contemporanea i varna (colori) non possono non continuare ad esistere, basta saper vedere, ma le persone sono così “scollegate” da ritam che nella stragrande maggioranza dei casi, pur operando in ruoli diversi, si collocano sotto il livello degli Shudra, i quali “sentivano” di appartenere ad un sistema di valori che comunque accettavano come legittimo. L’uomo contemporaneo vive di miti materialisti pensando che siano realtà oggettiva, la confusione è tale che la realizzazione spirituale, obiettivo primo del varna-ashram-dharma, non è percepita neanche all’orizzonte, i contemporanei vivono tutto nell’immanente e quando provano a porsi delle domande le risposte che cercano sono quelle che soddisfano il loro ego: un vero e proprio circolo vizioso.

Segnalo anche la risposta sul ruolo dell’arte nella realizzazione spirituale. E’ un argomento che Marco Ferrini ha toccato molte volte nelle sue conferenze. L’arte, per definirsi tale, deve sganciare l’individuo dal pensiero automatico, deve permetterci di percepire uno stato altro della coscienza a cui normalmente non accediamo. In questo senso l’espressione artistica appartiene alla dimensione del Sé, comunica l’ispirazione che proviene dalla parte destra del cervello e può aiutare a vedere il “mondo rovesciato”, ma può semplicemente rappresentare il mondo delle nevrosi e delle psicosi dell’artista.

sabato 3 aprile 2010 pomeriggio

appunti direttamente dalla lezione di Marco Ferrini direttamente dalla lezione

Domande:

1. C’è un modo diverso di alimentarsi nei vari comparti sociali?

I brahmani si sottopongono volontariamente a molte regole, per accelerare il loro percorso evolutivo fanno i voti, vrata,  che rappresentano investimenti di libertà, servono a moltiplicare la capacità di diventare liberi, perché il problema serio di tutti gli umani sono le dipendenze: sesso, alimentazione, riconoscimento, fama1, ecc. La libertà si consegue liberandoci dalle dipendenze e ogni dipendenza è sempre rappresentata dalla identificazione, dalle maschere, molte persone soffrono perché sono identificate con un ruolo, quando viene eroso quel ruolo la persona soffre. Esempio, il genitore identificato soffre perché è identificato col figlio, e tutto quello che succede ai figli è come succedesse a lui; oppure identificarsi con una performance, come ad esempio una donna che si identificasse con la sua bellezza giovanile.

Anche il cibo ha la sua differenziazione. E’ difficile che tra gli shudra ci sia la capacità di controllo dei sensi per cui possano fare una effettiva scelta alimentare, essi sono trasportati dagli appetiti, dalla passione, dalla lingua, dallo stomaco, dai genitali e come un fiume in piena travolge esili canne, così la volontà fragile degli shudra è travolta dalle passioni. Ma attenzione, nella nostra società l’ultimo gradino non sono gli shudra, forse oggi essi sono il gradino più alto della società. Oggi sono tutti al di sotto degli shudra, non esistono né kshatrya né brahmini. La necessità di elevarsi non riguarda perciò gli altri, riguarda tutti noi! Tutti noi abbiamo da fare attenzione sul cibo, sulle compagnie, su come spendiamo il nostro tempo. L’ashram ha proprio la funzione di “clessidra” di passaggio della vita, stadi che si conseguono successivamente per dare il senso al passaggio del tempo che non è passato invano. Così l’alimentazione dei brahmani è caratterizzato da sattva guna, degli kshatrya da raja guna, il cibo dei vaysha è metà tra raja e metà tama guna e il cibo degli shudra è molto caratterizzato da tama guna. Un cibo cucinato da tanto tempo e conservato è di per sé un cibo tamasico; un cibo che proviene dall’abbattimento di animali e che ha provocato sofferenze, oscilla sempre tra tamasico e rajasico; cibi troppo aspri, troppo dolci, troppo piccanti, sono cibi rajasici; cibi malandati, scaduti, fermentati, vi sono cibi che non sono solo intoccabili, ma ai quali non si può stare neanche vicini. Il cibo ha la sua influenza sul carattere e il carattere ha la sua influenza sulla scelta del cibo. Il latte, le verdure fresche, i cereali, i legumi, i dolci ottenuti naturalmente sono tutti cibi considerati sattvici, se poi vi sono fermentazioni, conservazioni che deteriorano il prana nel cibo, essi diventano tamasici.

2. L’arte può aiutare l’evoluzione spirituale?

Sicuramente allieta la vita. Quando è alta arte, genuinamente ispirata, opera una conversione del pensiero, dal pensiero automatico, di cui le persone sono vittime da tempo immemorabile, a pensiero intuitivo. La vera arte ha lo scopo di produrre degli insit luminosi, delle visioni, sensazioni, vegam o brividi, che permettono di fare un salto qualitativo alla nostra percezione, passare da una percezione sensoriale a una percezione intuitiva, la vera arte consente questo, non per tutti ovviamente, ma coloro che sono ben disposti possono accedervi. Esempio dei Prigioni di Michelangelo, altro che incompiuti! E’ l’uomo prigioniero della materia! I veri artisti che hanno raggiunto un livello di realizzazione spirituale la trasmettono attraverso le loro opere. I nevrotici ci trasmettono le loro nevrosi e il loro pubblico sarà di nevrotici, ma non è il concetto di arte.

E’ un argomento molto impegnativo sul quale M. ha fatto diversi lavori.

3. I guna sono legati ai dosha dell’ayurveda?

I dosha sono prodotti dai guna, da un uso improprio delle sensazioni, delle emozioni, del corpo, delle relazioni, del cibo, si costituiscono i dosha, quello che noi conosciamo come patologia. L’eccesso di un dosha può portare malattie, riaggiustando i guna si riaggiustano naturalmente i doksha.

4. Come si capisce se ciò che ci capita è karma o lezioni da imparare?

Noi impariamo molto anche dal karma!

L’etimologia del karma rimanda all’atto sacrificale ed è una delle sei vie prese in considerazione dalla tradizione come pure una delle tre vie (marga) karma marga. Comunemente il termine karma viene considerato in relazione a reazione di azioni precedenti, questo complica la comprensione perché talvolta noi subiamo reazioni di azioni anche molto distanti rispetto all’effetto, nel Bhagavata purana, nel Mahabharata si parla di effetti in una e talvolta in due vite successive. E’ molto difficile comprendere il karma per le persone comuni. Quando leggiamo i racconti puranici ci appare sproporzionata la punizione rispetto all’entità del danno (es. Mandavia della lancia), noi in realtà non sappiamo quanta sofferenza procuriamo in forme di vita “inferiori”.

5. Qual’è il ruolo di Dio nelle prove che dobbiamo affrontare?

Dio ha ruolo sempre e comunque, non possiamo porre in dubbio se Dio ha o non ha ruolo!

Il dharma è un pensiero di Dio è un modo di fare di Dio, l’infrazione al dharma è infrazione a una regola celeste che Dio ha fornito per permettere a tutti gli esseri di progredire nel migliore dei modi. Dio può intervenire e creare anche situazioni che non sono dovute al karma ma fanno comunque parte del suo insondabile piano; come Giobbe, il quale non soffre perché è un empio, anzi è un modello di uomo pio, ma Dio vuole mandargli delle prove e Giobbe rimane nella fede nonostante tutto. Anche la storia di re Sibi e il falco, Abramo e Isacco hanno questo stesso senso. Ha poca importanza se le prove provengono dalle azioni o da Dio, un devoto deve essere umile e accettare sempre le prove come reazione a un errore, non deve mai pensare che le prove gliele manda Dio perché col karma lui non ha niente a che fare, così anche quando uno perde tutto, non deve pensare che è una prova di Dio ma che ha sbagliato qualcosa o molto nella vita e predisporsi per cambiare il proprio modello di comportamento, nel momento in cui sinceramente si predispone bene, allora diventa evidente se è una prova di Dio, altrimenti non sarebbe una prova.

6. Sulla validità del varna ashram dharma nella società contemporanea.

Sebbene la società sia costituita da elementi al di sotto degli shudra, non è detto che non si possa attuare il sistema del varna ashrama dharma, certamente non si deve attuare nel sistema delle caste. Però si può far ragionare le persone e far riconoscere queste descrizioni di guna e karma per permettergli di ascendere sulla scala evolutiva, magari non è necessario usare i termini sanscriti, anche se sono indispensabili per capire di cosa stiamo parlando. L’India ha un patrimonio fondativo che non è indiano, è universale! Questa universalità dell’organizzazione sociale fatta a beneficio di tutti e a svantaggio di nessuno, di cui Vishnu è l’autore, pone le persone secondo il loro guna e karma nella migliore posizione per agire nella società e sentirsi bene. Il sistema del varna ashram dharma è attinente al sanatana dharma, quindi non è possibile che oggi non sia applicabile, sarà necessario rinnovare il linguaggio, usare metafore diverse, dovremmo evitare le sclerotizzazioni, perché ciò che non si rinnova muore, rinnovare il veicolo col quale trasmettiamo una verità non significa modificarne il contenuto. Anche nelle società contemporanee più egalitarie le classi sociali si sono comunque ricreate, per esempio non si possono cancellare dalla società gli intellettuali, o gli amministratori, potremo avere intellettuali e amministratori illuminati o spietati, ma non possiamo evitare di avere amministratori, intellettuali, polizia, ecc. può esistere una società senza imprenditori? Sarebbe una società di morti di fame, ma anche tra disperati ci sarà chi gestisce bene il poco che ha e chi … La differenziazione tra gli individui che operano nella società ci sarà sempre, c’è da dargli un ordine e i vedici gli avevano dato davvero un bell’ordine. Ci possono essere modalità diverse nell’esplicare le diverse funzioni sociali ma le categorie sociali ci saranno sempre2.

Il Bhagavata purana dice che il fine del v.a.d. consiste nel soddisfare Harì, il Signore, ma che signica? Significa diventare estremamente onesti, corretti, misericordiosi, compassionevoli, amichevoli per tutti gli esseri e per il creato. BG ci dice chi è caro a Krishna: l’amico sincero per tutte le creature, è un messaggio straordinario; colui che non è invidioso di nessuno… il v.a.d. è un laboratorio sociale in cui noi abbiamo facoltà di diventare amici benevoli di tutti i componenti.

7. Cause di nascita nei vari comparti sociali.

La disuguaglianza e l’ingiustizia sociale sono cause aggiuntive e peggiorative del karma. Dovremmo fare di tutto per evitare le discriminazioni sociali in base a criteri di sesso, geografia, ecc. Una malvagità corrente nella società rende più difficile la mobilità. Non possiamo sempre dire fatalisticamente che è karma, abbiamo il dovere di vigilare e mantenere quelle istituzioni che ci permettono un minimo di libertà.

8. Attività estreme, come distinguere tra desiderio di emergere e pulsione di morte.

C’è un altro elemento da prendere in considerazione per i giovani, la loro predisposizione a superarte i loro limiti, è una predominante nell’adolescente, per andare oltre la circoscrizione della famiglia, e nel gruppo dei pari superare i propri limiti fa guadagnare leadership. La pulsione di morte è molto rara e si manifesta prevalentemente in uno stadio successivo, compiuta l’adolescenza, allora la persona è considerata adulta ma può non aver combinato nulla di soddisfacente, aggiungiamoci un pò di frustrazione e un pò di paura della vita reale, allora comincia a manifestarsi la pulsione di morte che si manifesta di solito con l’uso di sostanze tossiche o di mezzi usati in modo improprio.

Libere note di Graziano Rinaldi

1.             Si tratta degli istinti più elementari: alimentazione, sesso, affermazione individuale-difesa. Su queste pulsioni di base ogni civiltà ha costruito le sue regole, distinguendo ciò che è lecito dall’illecito, l’auspicabile e il proibito. Cambiano le latitudini, cambiano i tempi e queste regole si trasformano, talvolta ribaltandosi completamente. Vale lo stesso per le forme religiose, per l’aspetto teologico della spiritualità, perché dal punto di vista della metafisica nulla cambia e l’esperienza del trascendente rimane immutata, invece tutto ciò che le ruota intorno cambia.  Ogni religione esige comportamenti differenti, ma, con esclusione delle chiese riformate, un denominatore comune mi pare sia la castità prevista per coloro che intendono dedicarsi in modo esclusivo alla ricerca spirituale, monaci, preti, maestri, lama, ecc. quello che per intenderci potremo chiamare clero. Nella sampradaya vaishnava invece da questo punto di vista non esiste distinzione tra il devoto ordinario e la guida spirituale, la sessualità dovrebbe idealmente essere finalizzata alla sola procreazione per tutti. La mia idea è che questo principio debba essere inteso come una caratteristica delle anime più evolute (che pure ci sono), un traguardo da raggiungere anche per il semplice devoto non ancora completamente realizzato, poiché ho constatato che nelle persone ordinarie, pure di buona volontà e con sincera disposizione, la pulsione sessuale non viene mai del tutto sublimata. Questa è anche la ragione della gran parte delle cosidette “cadute”, di quelle dei nostri contemporanei e di quelle clamorose citate negli shastra. negli shastra e’ chiaro quali siano le modalità di alimentazione e i cibi da prediligere per chi vuole incamminarsi sulla via della realizzazione spirituale; per l’aspetto volitivo è lineare come all’interno dei differenti varna vi  siano altrettante differenti modalità in cui tale impulso può essere espresso; per la sessualità non mi appare altrettanto evidente. Che l’austerità dell’asceta, dello yogi, presupponga la completa castità è evidente; già il bramacari potrebbe anche essere un individuo diverso dallo studente celibe e casto, se per esempio volessimo trasportare questa figura nella nostra società potrebbe intendersi anche “colui che ricerca il Brahman”, in questo caso prescinderebbe dall’età canonica fino ai 25 anni.  Bisognerebbe rifarsi ai testi della rivelazione per capire bene quanto in relazione a questo importante aspetto della vita umana, le “regole” siano dettate dalla visione dei rishi e quanto il prodotto di un ragionamento, dal quale, comunque, non possiamo prescindere.

2.             Quando non è un escamotage ideologico, l’idea del “tutti uguali”, deriva da una concezione antropologica per la quale alla nascita la coscienza degli esseri umani è una tabula rasa. E’ un’idea recente nella storia occidentale, come spesso accade, nasce dalla reazione ad un sistema ideologico troppo rigido  ed oppressivo. Di fronte all’arroganza di una classe nobiliare che accampava diritti di nascita vessatori rispetto ad altre classi sociali con scarso peso politico e sempre più rilevanti interessi economici, l’idea liberale del cittadino con pari diritti e doveri doveva trovare sostegno in una filosofia egalitaria che attribuisse alla società e non alla “natura” le differenze tra gli individui. Non c’è da meravigliarsi se certe verità apparentemente evidenti, sono spesso trasformate nel loro opposto da ideologie di cui si fanno vettori potenti categorie sociali. Il marxismo ha riformulato questa idea nata in campo “borghese” con lo slogan (cito a mente) “ad ognuno secondo le proprie esigenze, da ognuno secondo le proprie possibilità”, che in linea teorica è esattamente ciò che dice la dottrina del varnaashramadharma, ma anche lì il problema era “chi” avrebbe dovuto scegliere quale fosse il ruolo di ciascuno nella società. Poichè in una società complessa (salvo le rare eccellenze che comunque emergono in ogni contesto) immediatamente si mettono in moto nepotismo, corruzione, deviazioni che è molto improbabile tenere sotto controllo. Giusto mitici re santi potrebbero assolvere a questo ruolo. Ma anche personaggi del calibro di La Pira (per citare un contemporaneo) non poterono fare più dell’esempio personale, pure nobilissimo.

2 commenti su “05. Domande”

  1. Vorrei salire in cima a una montagna altissima dove fosse possibile toccare il cielo con un dito. Avvicinare una stella e parlare un pò con lei, magari ,perchè no, farmi inondare un pò dalla sua meravigliosa, splendente luce bianco-dorata. Sentire l’universo intero che mi avvolge, anzi dissolvermi in esso come l’universo si dissolve in me. Percepire l’AMORE DI DIO forte come non mai ed espandermi nell’intensità di quell’istante!
    Ti supplico, però, anima mia, fà che i miei piedi rimangano ben piantati sulla cima del monte e che le mie radici possano discendere giù in profondità fino al CUORE DELLA TERRA e da essa trarre il giusto nutrimento, affinchè io possa compiere il mio personale dharma e realizzare nell’immanenza la trascendenza.

    1. Oh Carmen!
      Grazie per queste parole così ardentemente ispirate.
      Sento che stai velocemente salendo quella montagna di cui parli!
      Ho fiducia che tu riesca anche ad attraversare il breve tratto di mare per partecipare al seminario invernale del CSB all’isola d’Elba.
      Sarà una bella occasione per percorrere insieme un tratto di quel sentiero.

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