Paura e Grazia

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Inizia il secondo canto che completa il preambolo dell’opera. E’ il canto dove Dante manifesta al maestro il peso psicologico e la paura per il viaggio, ma anche un pilastro della teologia cui aderisce Dante, qualcosa che lo avvicina alla sensibilità moderna e anche contemporanea. Dante prepara il terreno all’azione dell’anima di Dante: Beatrice. Viltà e pusillanimità si equivalgono, sono considerate un vizio del carattere perché impediscono all’essere umano di compiere il viaggio verso la libertà e la beatitudine cui per natura è chiamato. Dante espone una parte notevole della sua teologia, che ci permette di collegarlo a quella Bhagavata. Entra in scena Beatrice. Sarà la luce che rischiara le “ombre” della mente di Dante e l’aere fosco della selva che preannuncia le tenebre infernali. Bhakti, simboleggia il portato femminile di Dio che sovrasta la legge del Karma. Psicologicamente è il sé che non può essere mai totalmente schiavo dell’ego. E’ la luce del sé che illumina le profondità infernali, scendendo a recuperare le parti corrotte della personalità storica.

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